Lo scorso 31 ottobre il Rotary Club Marsala, nell’ambito del suo progetto “Uno Sguardo verso l’Africa”, ha tenuto un incontro con Padre Mario Pellegrino, missionario comboniano in Sud Sudan. Padre Mario, nato e cresciuto a Marsala, 38 anni, dopo la laurea in ingegneria informatica ha scelto di seguire la sua vocazione religiosa in favore delle popolazioni più povere del mondo. Da otto anni vive in uno dei paesi più martoriati dell’Africa in cui dominano guerra civile, fame, carestie, malattie, violenze, stupri.
Lo scorso anno il Rotary Club Marsala ha deciso di venire incontro a questo suo figlio che vive lontano con un gesto di solidarietà. Ha scritto a Padre Mario per conoscere le necessità della missione in cui opera e la risposta è stata che uno degli aiuti più efficaci è avere delle borse di studio per poter permettere agli studenti più promettenti e volenterosi di frequentare le scuole superiori e poi l’università nella capitale di Juba che dista centinaia di chilometri.
L’allora Presidente Francoise Bouix, con la sua sensibilità di donna e di madre, è stata ben lieta di accogliere questa proposta di lotta all’analfabetismo che è uno dei sette piani d’azione del Rotary International e subito si è prodigata per la creazione del progetto “Uno Sguardo verso l’Africa” che si è concretizzato in una raccolta fondi per una borsa di studio di mille euro.

L’attuale presidente Andrea Aldo Galileo ha rinnovato l’impegno nel progetto, consegnando a Padre Mario ulteriori fondi per una borsa di studio di cinquecento euro e, approfittando della presenza di Padre Mario a Marsala in visita ogni tre anni ai suoi familiari, il nostro Club lo ha invitato a portare la sua testimonianza.
Nel salone del Circolo Lilibeo scorrevano le slide illustrate dalla voce calda e robusta di Padre Mario, senza fretta, perché ogni parola penetrasse nella mente e nel cuore dei numerosi presenti. La sua è un’esperienza di vita donata fra i “dannati della terra” come li chiamava il medico algerino Franz Fanon. E’ lo scorrere di un film fin all’inizio, quando non ancora ventenne andò in estate in Etiopia e sul pulmino che di notte dall’aeroporto lo portava ad Addis Abeba ai semafori vedeva frotte di bambini che dormivano nei cartoni e facevano gesti sulla pancia gridando in inglese “Ho fame, ho fame”.
Lì è nata la svolta di quella che sarà la sua futura vita. Dal deserto di sabbia rovente e di povertà sboccerà la scelta per gli ultimi. Da otto anni Padre Mario vive in una parrocchia che amministra un territorio ampio quanto la Sicilia. Insieme a un prete ottantenne e a un frate, nella stagione delle piogge si sposta in canoa fatta con un tronco di palma, impiega anche quattro giorni per visitare una comunità lontana, dorme, vive nelle capanne come loro.
L’economia è di sussistenza, si basa soprattutto sull’allevamento di mucche che sono segno dell’unica ricchezza, avendo perso, forse, anche quella della dignità di donna e di uomo. La sua missione è esserci, farsi compagno di viaggio, di vita, essere accanto, farsi compagnia. Il futuro è la scuola perché la scuola è libertà, è speranza, è possedere la professionalità per un futuro migliore, è la capacità di progettare un mondo di pace, di giustizia e solidarietà.
Ha parlato un’ora P. Mario, la sua voce ha rimbombato dentro il cuore, intorno un silenzio assoluto, avrebbe potuto parlare anche tre ore di seguito e l’attenzione non sarebbe calata, perché non erano parole ma gesti d’amore. [Gaetano Solano]



