Progetto Plastic Free Waters

“La plastica ci sommergerà?”, questa è stata la domanda che il Rotary Club Milano Digital ha posto al comandate Sergio Santi, ad Alessandro D’Onofrio e a Franco Cecchi, che sono fra i promotori del progetto “Plastic Free Waters” facenti parte dell’International Yachting Fellowship of Rotarians. Fellowship che riunisce appassionati della navigazione sui laghi, fiumi e mari di tutto il Pianeta e preoccupati per le condizioni delle acque sulle quali svolgono la loro attività. Il nostro Club è stato invitato a partecipare in interclub insieme ad altri Club di tutti i Distretti italiani.

Il PDG Franz M.Muller ha magistralmente condotto il dialogo che è partito con l’introduzione del problema dell’inquinamento da rifiuti di plastica: è stato precisato che dall’inizio della sua produzione negli anni 50, sono state prodotte circa 9 miliardi di tonnellate di plastica, e di questi circa 170 milioni (fonte EU) si trovano oggi nei mari ed oceani. La produzione di plastica del solo 2019 è stata di circa 400 milioni di tonnellate. Praticamente, salvo la piccola parte bruciata negli inceneritori e qualche sacchetto biodegradabile, tutta la plastica prodotta dall’inizio esiste sempre. Succede infatti che, per azione della luce (raggi UV), del sale, e dei movimenti del mare, la plastica si frammenti, in pezzettini sempre più piccoli, fino ai piccolissimi, che vengono definiti «microplastiche».

Il PDG Franz M.Muller durante la diretta


Il nostro stile di vita è ormai da decenni “usa e getta” per una presunta comodità. La plastica vi si presta perfettamente. Viviamo nell’illusione che si tratti di oggetti e soluzioni che costano pochissimo. Invece per la società umana i costi della fase “dopo l’uso” sono devastanti. (costi della raccolta, trattamento, eventuale riciclaggio, ma soprattutto i costi della non – raccolta, in termini ormai gravissimi di pesante inquinamento globale spesso irreversibile, danni economici, ecologici e biologici). Il 90% della plastica finisce nella natura, in mare, in discariche, e lì rimane.

Alessandro D’Onofrio sullo schermo

L’80% della plastica che arriva in mare proviene dalla terraferma. Il resto da fonti marine (navigazione, pesca). Una volta raggiunto il mare o l’oceano i rifiuti, interi o spezzettati o sminuzzati, o in genere macroplastiche e microplastiche, vengono trasportati dalle correnti e si accumulano ad ogni livello, dalla superficie del mare fino alle più grandi profondità, perché, in genere, la plastica è più pesante dell’acqua, galleggia finchè contiene aria, poi va a fondo.
La plastica che troviamo nelle acque del pianeta deriva principalmente da zone della terra densamente popolate e con gestione rifiuti inesistente o quasi. In particolare vengono da otto grandi fiumi, di cui sei sono in Asia: Amur, Fiume Azzurro, Fiume Giallo, Mekong, Gange, Indo, Nilo, Niger. Per il Mediterraneo, la parte maggiore la producono il Nilo e un paio di fiumi Turchi.
Con i venti e le correnti la plastica percorre migliaia di km, finendo poi, specie a seguito di mareggiate, su coste e spiagge. Una larga parte poi finisce in alcune zone oceaniche dove convergono le correnti creando dei lenti vortici: ve ne sono due nell’Atlantico, uno nell’oceano Indiano, e due nell’oceano Pacifico. In quest’ultimo, quello a nord, è grande quanto tre volte la Francia, e contiene circa 80.000 tonnellate di rifiuti sparsi.
I danni provocati sono enormi e comprendono i costi per ripulire (e sperabilmente per riciclare, ove possibile, o smaltire correttamente), i danni al turismo costiero e insulare, al diporto nautico e alle attività ricreative, i danni all’attività della pesca (accettando l’ipotesi che l’enorme quantità di reti da pesca abbandonate sia conseguenza solo di circostanze fortuite ed involontarie), i danni alle attività di trasporto marittimo e pericolo per la loro sicurezza, i danni agli ecosistemi marini, poiché è enorme la quantità di rifiuti, di tutte le dimensioni, che ormai ricopre e soffoca grandi aree del fondo marino dove si trovano i nutrimenti di pesci e animali marini.

Franco Cecchi durante la relazione

Nel corso della serata si è poi passato a trattare del progetto “PLASTIC FREE WATERS” che è un operazione complessa che vede in azione le tre Aree IYFR sotto l’egida del Commodoro Internazionale Bob Burns. Ogni Area ha la sua organizzazione ma il piano strategico è unico come è unico il coordinamento dell’Operazione. Il progetto si propone di accrescere la consapevolezza del problema, di individuare e proporre iniziative che possano essere adottate dal Rotary, dai Distretti, dai Club e da singoli Rotariani, per contribuire a risolvere questa emergenza mondiale e di contribuire a ridurre in maniera significativa la quantità di plastica che viene versata nei canali, fiumi e da questi al mare, cercando di individuare sistemi di recupero affidabili, procedure e regole adatte per raccogliere, trattare e riciclare la plastica recuperata dalle acque.


Infine si sono trattate le iniziative già iniziate quale l’informazione e la sensibilizzazione attraverso un sito , pagine sui social media, contatti personali, la preparazione di materiale illustrativo da presentare ai Club Rotary per attirare coscienza del problema e sensibilizzazione e allo scopo di formare gli alunni delle scuole primarie e secondarie inferiori.
Il team è già al lavoro per la raccolta di informazioni tecniche per la valutazione da parte di un gruppo di esperti di interventi sostenibili per bloccare l’afflusso di rifiuti plastici dai fiumi al mare, e loro trattamento adeguato per riciclo o smaltimento corretto nonché per la promozione di plastiche alternative biodegradabili.


L’incontro è stato interessante e formativo, ci ha fornito tantissimi spunti di riflessione e di consapevolezza del problema: ora siamo pronti ad agire.